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Busto, addio area fantasma: al posto dell’ex Cerana spunta un Famila (e la città si divide già)

  • Immagine del redattore: QuiPrealpi
    QuiPrealpi
  • 11 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

A Busto Arsizio ci sono luoghi che sembrano congelati nel tempo.

Ci passi davanti per anni, li guardi dal finestrino e pensi sempre la stessa cosa:

“Qui prima o poi succederà qualcosa”.

Ecco, quel momento per l’ex Cerana di largo Po pare finalmente arrivato.


Busto, addio area fantasma: al posto dell’ex Cerana spunta un Famila (e la città si divide già)

Le ruspe non stanno preparando l’ennesimo parcheggio malinconico con due erbacce e un cartello scolorito. Stavolta il progetto è molto più concreto: un nuovo supermercato Famila, parcheggi, una rotatoria e parola che ormai vale quasi più dell’oro nuovi posti di lavoro.


Dopo anni di immobilismo, l’area tra largo Po e via Caprera cambia pelle.

E già questo, a Busto, è quasi una notizia rivoluzionaria.


Dalla bonifica al supermercato: cosa sta succedendo davvero

Dietro l’operazione c’è Officine Mak, società specializzata nel recupero di aree dismesse. Prima di arrivare alle insegne, ai carrelli e alle offerte del mercoledì, però, c’era da fare il lavoro sporco. Letteralmente.

L’area ex Cerana è stata infatti sottoposta a una lunga bonifica ambientale, passaggio indispensabile per rendere di nuovo utilizzabile uno spazio rimasto fermo per troppo tempo.


Solo dopo questo intervento il terreno è stato ceduto a Maxidi Srl, gruppo che gestisce il marchio Famila.

Tradotto dal linguaggio dei comunicati: prima hanno rimesso in sesto la zona, poi hanno acceso il motore del progetto commerciale.

E la differenza non è banale. Perché un conto è costruire consumando nuovo suolo, un altro è recuperare pezzi di città lasciati a marcire per anni.


Il nuovo Famila cambia il quartiere?

La vera domanda che gira adesso nei bar, nei gruppi Facebook e nei commenti sotto le notizie è una sola: servirà davvero al quartiere?

Da una parte c’è chi vede l’arrivo del supermercato come un’iniezione di vita per una zona rimasta troppo a lungo sospesa. Più movimento, più servizi, una viabilità rivista con la nuova rotatoria e qualche opportunità lavorativa in più.


Dall’altra c’è chi storce il naso davanti all’ennesima grande distribuzione.

Perché ogni nuovo supermercato porta con sé il solito interrogativo: quanta linfa toglierà ai piccoli negozi della zona?

La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Ma una cosa è difficile da contestare: lasciare quell’area abbandonata ancora per anni avrebbe significato continuare a convivere con uno spazio morto nel cuore della città.


Il dettaglio che molti stanno sottovalutando

C’è poi un aspetto che spesso passa in secondo piano quando si parla di nuovi supermercati: il recupero urbano.

In Lombardia esistono decine di ex aree industriali dimenticate che diventano lentamente monumenti al degrado. Quando un’operazione riesce a rimettere in circolo uno spazio fermo da anni, il tema non è solo commerciale.

È anche estetico, sociale e perfino psicologico.


Perché le città si trasformano anche così: eliminando vuoti urbani che col tempo diventano parte del problema.

E infatti la vecchia recinzione è già stata abbattuta.

Un gesto semplice, ma simbolico: il quartiere torna a vedere quello spazio, non più come un relitto industriale ma come qualcosa destinato a cambiare.


Adesso arriva la fase più delicata

La bonifica è fatta. La cessione pure.

Ora però viene il difficile: trasformare promesse e rendering in qualcosa che funzioni davvero.


Perché i bustocchi hanno memoria lunga.

E di progetti annunciati con entusiasmo e poi finiti nel limbo ne hanno visti parecchi.


Questa volta, però, i segnali sembrano diversi.

E il fatto che un’area storicamente problematica stia finalmente tornando operativa è già una notizia che va oltre il semplice “apre un supermercato”.

A Busto, certe ferite urbane sembravano eterne.

L’ex Cerana prova a dimostrare il contrario.

 

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