top of page

Cento musicisti, zero biglietti e un finale che non ti aspetti: a Malnate succede qualcosa che le grandi città hanno dimenticato

  • Immagine del redattore: QuiPrealpi
    QuiPrealpi
  • 6 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Dimentica il cliché della musica classica come territorio esclusivo per pochi eletti in silenzio reverenziale. A Malnate, provincia operosa e senza troppi fronzoli, sta per andare in scena un esperimento che ribalta le gerarchie culturali senza chiedere permesso a nessuno.

Venerdì sera, nella Chiesa di San Martino, non si paga il biglietto, non si passa da piattaforme di prenotazione e non serve vestirsi da prima della Scala.

Basta entrare. E dentro, invece del minimalismo da cameretta, ti ritrovi più di cento musicisti tra orchestra e coro pronti a riempire ogni centimetro d’aria.

Il progetto si chiama “Invictus”, e il nome più che un titolo è una dichiarazione d’intenti.


Cento musicisti, zero biglietti e un finale che non ti aspetti: a Malnate succede qualcosa che le grandi città hanno dimenticato

La musica che scende dal piedistallo

Masolino Ensemble non è una creatura nata per compiacere le élite.

La sua idea è semplice quanto radicale: portare la musica “alta” fuori dai suoi recinti tradizionali e riportarla dove può ancora fare rumore, nel senso buono del termine. Comunità, non nicchia.


Professionisti, studenti avanzati e appassionati convivono nello stesso spazio sonoro. Non è una formula improvvisata: negli anni si è trasformata in una macchina culturale che funziona proprio perché non si atteggia a macchina.


Il programma: classico, sacro, poi all’improvviso… Messico

La scaletta è costruita come una narrazione a tre atti, senza bisogno di spiegazioni didascaliche.

Si parte con Giuseppe Verdi e la sua Ouverture del Nabucco: pochi minuti e sei già dentro una tensione emotiva che non chiede il permesso.

Poi si cambia atmosfera con Franz Joseph Haydn e la Missa in Angustiis, detta anche “Lord Nelson”: musica scritta in tempi difficili, dove la spiritualità non è evasione ma confronto diretto con la realtà.

E quando pensi di aver capito dove sta andando la serata, arriva la deviazione: il Danzón n. 2 di Arturo Márquez. Ritmo, colore, un finale che spezza qualsiasi aspettativa da concerto “tradizionale”.


Dietro la bacchetta

A guidare questo equilibrio precario (e proprio per questo interessante) c’è Matteo Madella, fondatore e direttore artistico. Il suo merito non è solo musicale: è aver capito che l’accessibilità non è il contrario della qualità, ma una sua evoluzione.


Gratis, davvero

Il dettaglio che rischia di passare per slogan ma non lo è: ingresso libero.

Nessun filtro economico, nessuna barriera preventiva.

Una scelta che può sembrare controcorrente, ma che negli anni ha costruito qualcosa di più raro di un sold out: fiducia.


Perché parlarne

Non è “solo” un concerto.

È un modello piccolo, locale, replicabile o ignorabile, a seconda dei punti di vista che dimostra come si possa fare cultura senza trasformarla in un prodotto di lusso.


E forse è proprio questo che lo rende interessante: non pretende di rivoluzionare il sistema, ma intanto lo mette un po’ in discussione.


In breve:

  • Quando: 8 maggio 2026, ore 21

  • Dove: Chiesa di San Martino, Malnate

  • Chi: oltre 100 musicisti tra orchestra e coro

  • Quanto costa: niente


Il resto va ascoltato dal vivo.

 

Commenti


Non puoi più commentare questo post. Contatta il proprietario del sito per avere più informazioni.
bottom of page