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Milano resta senza parole: applausi infiniti alla Certosa, “Invictus” trasforma il concerto in qualcosa di molto più grande

  • Immagine del redattore: QuiPrealpi
    QuiPrealpi
  • 18 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è chi entra in chiesa per trovare silenzio. E chi, sabato sera alla Certosa di Garegnano, si è ritrovato travolto da un’onda sonora capace di scuotere anche i muri secolari della storica location milanese.

Il risultato? Una sala gremita, pubblico in piedi e applausi interminabili che hanno trasformato “Invictus” in uno di quegli eventi destinati a far parlare ancora a lungo.


Milano resta senza parole: applausi infiniti alla Certosa, “Invictus” trasforma il concerto in qualcosa di molto più grande
In foto il Maestro Matteo Madella Direttore di Masolino Ensamble

No, non il classico concerto “da intenditori” dove si tossisce tra un movimento e l’altro.

Qui è successo qualcosa di diverso. Qualcosa che ha preso la musica classica, l’ha scrollata dalla polvere delle etichette e l’ha restituita al pubblico con energia, intensità e un impatto emotivo difficile da ignorare.

Sul palco oltre cento musicisti tra orchestra e coro, guidati dal Maestro Matteo Madella, anima di Masolino Ensemble che ormai sembra aver trovato la formula per riempire sale e conquistare anche chi, magari, pensava di assistere a una semplice serata musicale.

E invece no.


Milano resta senza parole: applausi infiniti alla Certosa, “Invictus” trasforma il concerto in qualcosa di molto più grande

Fin dalle prime note dell’Ouverture del Nabucco di Verdi l’atmosfera è cambiata. La Certosa si è trasformata in una gigantesca cassa armonica di emozioni, con il pubblico letteralmente catturato da un’esecuzione potente ma mai eccessiva. Poi il salto emotivo con la Missa in Angustiis di Haydn, interpretata con eleganza e profondità, fino all’esplosione finale del Danzón n.2 di Márquez che ha acceso definitivamente la platea.

A quel punto trattenersi era impossibile.

La standing ovation finale, applauso di oltre dieci minuti. Dieci. Non il classico applauso di cortesia mentre si cerca il cappotto.

Un tributo vero, spontaneo, continuo.

Di quelli che costringono gli artisti a fermarsi, guardarsi e capire che sì, qualcosa è arrivato davvero al pubblico.

E Milano, città spesso difficile da sorprendere, stavolta sembra essersi lasciata conquistare senza troppe resistenze.


Dopo i consensi raccolti nelle tappe precedenti tra Varese e Malnate, “Invictus” conferma così una crescita che ormai non può più essere considerata un episodio isolato.

Il progetto musicale continua ad attirare appassionati, curiosi e anche chi normalmente resta lontano dai circuiti della musica orchestrale.


Forse perché qui non c’è alcuna voglia di trasformare la cultura in qualcosa di distante o elitario. Forse perché quando un concerto riesce a coinvolgere davvero, il pubblico se ne accorge immediatamente.


Il tour proseguirà ora verso Cassano Magnago, dove il prossimo appuntamento è fissato per il 30 maggio.

E dopo quello che è successo alla Certosa di Garegnano, le aspettative si sono inevitabilmente alzate.

Perché quando un concerto riesce a strappare dieci minuti di applausi ininterrotti a Milano, non è più soltanto musica.

Diventa esperienza.

E forse anche un piccolo evento da ricordare.


Milano resta senza parole: applausi infiniti alla Certosa, “Invictus” trasforma il concerto in qualcosa di molto più grande

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