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Gallarate cambia corsia: ricoveri lampo e meno caos al Pronto Soccorso, il Sant’Antonio Abate prova la cura anti-attesa

  • Immagine del redattore: QuiPrealpi
    QuiPrealpi
  • 13 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è una parola che negli ospedali italiani fa spesso più paura della febbre: attesa.

Ore in Pronto Soccorso, corridoi pieni, ricoveri che sembrano partite infinite.

A Gallarate, però, qualcuno ha deciso di mettere mano al cronometro.


Gallarate cambia corsia: ricoveri lampo e meno caos al Pronto Soccorso, il Sant’Antonio Abate prova la cura anti-attesa

All’ospedale Sant’Antonio Abate è infatti partita una nuova “degenza ad alta rotazione”: sei posti letto aggiuntivi pensati per pazienti che hanno bisogno di cure, controlli e terapie rapide, ma non di settimane chiusi in reparto.

Una specie di corsia veloce ospedaliera, senza il sapore da catena di montaggio che il nome potrebbe far immaginare.


Tradotto dal burocratese sanitario all’italiano normale: più persone curate in meno tempo e meno imbuto al Pronto Soccorso.


I primi ingressi sono già partiti nei giorni scorsi sotto il coordinamento della Medicina Interna guidata dal dottor Paolo Ghiringhelli. I nuovi posti si aggiungono ai 26 già esistenti e serviranno soprattutto per pazienti che necessitano osservazione clinica, terapie endovenose, monitoraggi o accertamenti da fare rapidamente.


La filosofia è semplice: se una persona non ha bisogno di una lunga degenza, tenerla ricoverata oltre il necessario rischia di rallentare tutto il sistema.

E quando il sistema rallenta, il primo posto dove si crea la coda è sempre lo stesso: il Pronto Soccorso.


La nuova organizzazione punta quindi a far girare più velocemente i posti letto, liberando spazio per chi arriva dopo. Un meccanismo che, almeno sulla carta, potrebbe alleggerire sia la Medicina Interna sia le attese per i ricoveri urgenti.


Ma non c’è solo il tema dei tempi.

Dietro questa scelta c’è anche un ragionamento molto pratico: meno giorni in ospedale significa anche meno possibilità di incappare nelle infezioni ospedaliere e meno stress per pazienti e familiari. In sostanza, se stai meglio, torni prima a casa.

E nessuno sente nostalgia del vitto ospedaliero.


La responsabile della nuova area, la dottoressa Barbara Calcaterra, parla infatti di una gestione più efficiente delle risorse e di un’assistenza concentrata maggiormente sui casi più complessi. Una mossa che prova a tenere insieme due esigenze spesso in conflitto: velocità e qualità delle cure.


Naturalmente sei posti letto non cambiano da soli il destino della sanità lombarda.

Però raccontano qualcosa di interessante: gli ospedali stanno cercando modelli più flessibili per evitare che ogni aumento di accessi si trasformi automaticamente in emergenza.


E in un periodo in cui la parola “sanità” viene spesso associata a tagli, liste d’attesa e polemiche, vedere nascere un reparto che punta ad accelerare cure e ricoveri senza abbassare l’attenzione clinica è quantomeno un segnale.


Poi certo, la vera prova arriverà nei mesi più complicati, quelli delle influenze, dei picchi di accessi e delle barelle nei corridoi.

È lì che si capirà se la “degenza ad alta rotazione” sarà davvero una rivoluzione silenziosa o soltanto un nuovo nome appeso a una porta.

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